Attentato: porci con le ali!
La prima volta che mi sono guardato allo specchio, mi è venuto da ridere: non credevo di essere io.
Adesso, quando vedo il mio riflesso, rido: so che sono io. Tanta bruttezza ha qualcosa di buffo. Il mio soprannome è arrivato molto presto. Dovevo avere sei anni quando un ragazzino mi gridò, in cortile: “Quasimodo!” Pazzi di gioia, i bambini ripresero in coro: “Quasimodo! Quasimodo!”
Eppure nessuno di loro aveva mai sentito parlare di Victor Hugo. Ma il nome Quasimodo era così azzeccato che bastava sentirlo per capire. Non sono mai più stato chiamato in altro modo.
Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Figa. Fregna ciorgna.
Figapelosa, bella calda, tutta puzzarella. Figa di puttanella.
Niente. Una volta con le filastrocche ci venivo, o almeno mi veniva voglia. Dicevo le parolacce e poi ridevo, se ero con i miei amichetti. Se ero sola le pensavo, le dicevo a mezza voce e poi mi infilavo le mani nelle mutandine, rapida rapida, con un occhio alla porta e le orecchie così tese che sentivo fischiare le scale. Era un grande spavento.
E la mano poi me la sarei tagliata, ma era bello, una grande felicità bagnata, strappata, un urletto soffocato. Adesso, anche se sono sola è come se fossi in mezzo alla gente: mi viene da ridere. Cioè non è che mi viene da ridere, rido perché non sono mai sola, c’è sempre qualcuno, anche se non c’è nessuno, qualche maledetto coglione che mi giudica.
[Oltre le 250 parole…]
P.S | Post Scriptum Istantaneo
Incipit tratti da…
Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, Porci con le ali – edizione Mondadori, 1996
Amélie Nothomb, Attentato – edizione, Voland, 2021
