Praticamente nessuno mi crede. Il mio psichiatra sembra Mickey Rourke da giovane e si sa che gli psichiatri dovrebbero essere dei cessi.
Quindi lui non mi serve.
Magari sarà bravo il detective che ho ingaggiato e che mi ha fatto il terzo grado. E la morale. Oppure fa parte di un disegno preciso pure lui con il suo monociglio senza senso.
Ah, poi non posso dirlo a nonna Leonor. Non posso dirlo a quelle che sembrano amiche, o a nessuno della mia cerchia: sono vittima certamente di un complotto. Tutta colpa di quel brasiliano – nomen omen – si chiama Ben Ganza, praticamente Vendetta in spagnolo. È colpa sua, è colpa sua se sono la protagonista di un film banale. Che palle innamorarsi. Che palle la vita di tutti i giorni.
Vuole la guerra? Eccoti servito Ben. Comando io.
Mi vuoi riprendere, ti piace la mia vita. Eccotela servita. Ma la scrivo io. Come quando lavoro per la produzione audiovisiva.
Non sono una vittima, sono Lady Godiva
Decido io chi ha il telecomando in mano.
Eccomi, nuda, a casa, tra gli specchi e poi per le vie di Madrid, mentre mi godo la notte dei suoi locali, la sua musica, l’estasi delle droghe, del possedere una pistola… di usarla, riprendimi Ben, io sono esibizionismo, coraggio, ribellione, immagine contro l’ingiustizia e contro la noia di tutta la vita che viviamo.
Play.
Paranoia?
No, vita vera. Reality. Psicosi. Thriller.
Voglio sconfiggere la solitudine?
Forse.
Mi chiamo Vania, chiamami Godiva, anzi… Soledad.
Scegli tu.
[Oltre le 250 parole…]
P.S. | Post Scriptum Istantaneo
Come Lady Godiva è un omaggio al romanzo Veo Veo di Gabriela Bustelo.
