Vedrò Singapore in Autunno?
La data del 23 novembre 1932, piú che scritta è scavata dentro la mia mente con segni non meno indelebili di quelli che in seguito sono per tutta la vita vi incise, a giusti intervalli, il dolore. Data memorabile, perché segnò l’inizio di un corso di eventi dai quali dovevo emergere a distanza di un anno, ma restandone segnato per sempre.
Era il tempo peggiore e il tempo peggiore. Di nuovo. Perché le cose a un certo punto questo fanno. Crollano. E sempre stato così e sempre lo sarà, è nella natura delle cose. Ed ecco, un uomo vecchissimo viene portato a riva dalla corrente.
Sembra un pallone sgonfio con le cuciture allentate, una di quelle palle di cuoio con cui si giocava a calcio cent’anni fa. Il mare è agitato. Gli ha strappato la camicia di dosso; nudo come il giorno in cui sono nato, queste le parole che gli scorrono in testa, quella testa che l’uomo fa girare sul collo, sebbene gli faccia male. Meglio non muoverla, allora. Cos’è che ha in bocca, tritume? È sabbia, ce l’ha sotto la lingua, la sente, ne sente anche il rumore, quando i denti sfregano gli uni contro gli altri fa quel raschio, e canta la sua canzone sabbiosa:
[Oltre le 250 parole…]
P.S | Post Scriptum Istantaneo
Incipit tratti da…
Ali Smith, Autunno – Edizioni SUR, 2018
Piero Chiara, Vedrò Singapore – Mondadori, 1981
