Attentato | Amélie Nothomb

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Attentato è un vortice di opposizioni binarie: bellezza–orrore, grazia–deformità, morale–immorale, banale–sublime. Un romanzo che ridicolizza i canoni del gusto di un mondo occidentale che si affaccia al 2000 senza più voglia di complessità per godere di una banalità diffusa, stereotipata, da consumare in fretta.

Amélie Nothomb dà voce a Epiphane Otos, un uomo repellente, il volto simile a un orecchio.

Epiphane, uomo-orecchio [auto]emarginato ascolta il mondo per vederlo ora sovralimentato ora anoressico, smarrito, incapace di interpretare la bellezza che lui, “mostro” frigido aspira a conoscere nella sua versione più alta, sublime.

La bellezza si materializza in Ethel, l’attrice che disintegra la solitudine, l’integrità morale di Epiphane.

Epiphane, forgiato da sguardi letterari, spalleggiato in maniera macabra, fino all’orgasmo dal Quo vadis? di Sienkiewicz e, da Baudelaire, Stendhal, Hugo diventa Quasimodo. Da mostro a modello, una star mondiale che attenta al buon gusto, ridicolizza la vacuità dell’alta moda.

Quale attentato compie Quasimodo?

Epiphane-Quasimodo, vola fino in Giappone per definire lo scopo della sua vendetta: la sua aspirazione all’assoluto. Il suo attentato alla moda, la sua distruzione della bellezza diventa ossessione per la scrittura, un bombardamento che trasforma l’amore stesso in attentato, opposizione definitiva: vita-morte.

P. S. | Post scriptum istantaneo

Chi è Amélie Nothomb?

Amélie Nothomb, (Kobe, 1967). Scrittrice belga nata in Giappone, è autrice di numerosi romanzi. L’esordio, Igiene dell’assassino le ha dato fama mondiale. Il suo ultimo libro è Gli aerostati.

Oltre le 250 parolela citazione istantanea:

Attentato, Amélie Nothomb, frasi:

«Nessuno dovrebbe essere autorizzato a parlare della bellezza, solo i mostri. Sono l’essere umano più brutto che io abbia mai incontrato: ritengo dunque di avere questo diritto. È un tale privilegio che non rimpiango il mio destino.»

«La sofferenza, oggi, si compra. Il nostro mondo è governato dal masochismo

«Cos’è la pornografia? È una risposta all’anoressia generalizzata che stiamo vivendo. Non abbiamo più fame di niente e non a torto, perché non si capisce bene di cosa potremmo avere voglia. I nostri occhi e le nostre orecchie sono ancor più sazi dei nostri stomaci. La pornografia è ciò che riesce a suscitare un simulacro di desiderio in coloro che hanno avuto troppo di tutto. Per questo, oggi, l’arte dominante è la pornografia: è la sola che riesca ad attrarre l’attenzione, suscitando un falso appetito. E noi in che modo reagiamo? Io ho scelto una forma di ascesi, vale a dire la frigidità confessa. Non ho voglia di niente perché non sento niente. Perché il pubblico ha una responsabilità in questa pornografia: se non avesse tanto simulato l’orgasmo, gli artisti non continuerebbero a fare finta di credere di fargli piacere.»